PLUTONE NON È LA TELEVISIONE

Osservando il cielo per trovare risposte sul conflitto tra Putin e Biden non trovo nulla, né una catastrofica guerra, né la sua fine. La rappresentazione che ne traggo è che sta avvenendo per l’ennesima volta il solito giochetto PLUTOCRATICO per spaventare e tassare tutti quanti, aumentare il prezzo del gas, e compagnia bella. La crisi è semplicemente la solita secolare crisi keynesiana. E poiché i politicastri sono TUTTI keynesiani, sono anche TUTTI d’accordo nel terrorizzare il pianeta col loro de-pensiero sostenuto dalla televisione e da tutti gli altri massmedia. Quindi non aspettatevi la fine del pianeta. Solo i vostri (nostri) soldi finiranno nelle vostre (nostre) tasche. Tutto qui. Anche questa è comunque una fine del mondo ma economico. Ciò premesso, passo la palla a Pluto, dato che nessuno ancora si chiede perché la PLUTOCRAZIA – dominio di “mimén” (םםן), che in ebraico significa “finanziare”, mammona, economicismo, arimane, praticamente il dio Belial o Beliar, cfr. 2Corinzi 6,15 di cui parlava Paolo di Tarso, ecc. – si chiami così. La gente oggi non fa più le correlazioni del pensare: “[…] sa ripetere quello che hanno detto altri, quello che hanno sentito dire in televisione, quello che è stato detto al bar, dopo aver letto il giornale (altra roba che ho smesso di leggere), ma non sa farsi un idea libera della Realtà; questo accade perché la Realtà non riescono più a capire dove sia e di conseguenza non la sanno più leggere. Procedono per stereotipi” (Elena Delle Selve in “Storia di una dipendenza finita bene, ovvero, a che cosa serve leggere libri“, nei commenti). (Apro, a questo proposito un’altra parentesi per dire ad Elena: Theo sta aspettando il tuo Start per iniziare la costruzione del sito nuovo dal nome “Tridente. Gli estinti con gli estintori”, illuminaci). E ora lancio davvero la palla a Pluto.

Plutone, astro di metamorfosi rigenerativa e di rinascita, transita in questo momento (18 novembre 2022) alla fine del segno del Capricorno. Quando entrerà nel segno dell’Acquario, favorirà l’evoluzione, l’indipendenza, nonché la sconfitta dei blocchi sociali anti-umanità (idem est: la sconfitta del sistema dei corrotti). Si ri-troverà in Acquario (dopo quasi due secoli e mezzo: il suo ciclo zodiacale annuale essendo di circa 240-250 anni) nel 2024.

Sorge però un piccolo problema: la differenza tra segni zodicali e costellazioni reali. Per esempio, secondo i miei calcoli astrologici e astronomici, Plutone transiterà al grado 0°01′ del SEGNO dell’Acquario il 20 Novembre 2024. Invece transiterà al grado 9°01′ del SEGNO dell’Acquario, punto in cui incomincia la reale COSTELLAZIONE dell’Acquario, il 26° Dicembre 2029.

Immaginando che tutto ciò sia di difficile comprensione per i non addetti ai lavori, ripubblico un vecchio saggio sulla differenziazione fra segno e costellazione.

Nereo Villa
Verso un’Astrologia del futuro
(Ed. Ricerca ’90, N° 40, Ottobre 1999)

L’obiezione che l’Astronomia muove all’Astrologia è che vi è incongruenza fra “segno astrologico” e “costellazione”, attualmente determinata dal fenomeno della precessione equinoziale.

Vorrei delineare perciò un tentativo di risposta a tale problematica, in quanto reputo molto importanti le considerazioni riguardanti il rapporto fra cielo astrologico e cielo del “celato” interno all’uomo, nonostante oggi sia in uso la moda di trattare queste cose con superficialità e con spirito meramente commerciale.

Le considerazioni poggianti sull’osservazione del cielo sono molto più antiche della filosofia. La parola “considerare” (da sidera, stelle) testimonia che lo spirito stesso del linguaggio aveva in uso il rivolgersi al cielo come un modo naturale di scrutare anche la Terra.

Oggi comunque, poiché la conoscenza della precessione degli equinozi (fenomeno dell’anticipazione lenta ma costante del moto apparente del sole e della fascia zodiacale, rispetto all’anno precedente) appare in contrasto con il “cielo fisso” dell’Astrologia – incongruenza che voglio qui chiarire – si liquida spesso la questione negando la realtà degli influssi stellari sul nostro pianeta e sull’uomo. Lo stesso Vaticano, rimuovendo le sue origini sacre, dice Alt alla testa umana alzatasi alla considerazione del cielo… E pensare che la storia della parola “vaticano” dovrebbe essere essa stessa garante della regolarità ortodossa del “vaticinio” (divinazione) per l’individuazione di sé, e del Padre, in rapporto al cielo: io e il Padre (che è “nel cielo”) siamo Uno. Ogni essere umano terrestre è uno con la terra e col sistema solare, con le costellazioni e le galassie fino all’infinito, uno col pensare umano.

Ora, quegli influssi stellari che si vorrebbero negare sono già stati però accertati proprio dall’attuale ricerca scientifica (in nome della quale si nega) basata sui radio-fenomeni: si è constatato infatti, assieme a questa nuova conoscenza, una ricca e molteplice differenziazione del sistema stellare complessivo e dei suoi singoli ambiti, in cui per esempio, in direzione delle costellazioni Scorpione e Sagittario, sono stati notati i più forti addensamenti di ammassi stellari, processi cosmici di disintegrazione, ed emanazioni delle più intense radiazioni, che raggiungono anche la Terra.

Si tratta di una differenziazione che le culture antiche, peraltro, pur con altre forme di coscienza, avevano già correttamente sperimentato. Infatti anche le ricerche attuali hanno scoperto che i processi in direzione, per esempio dell’asse cosmico Sagittario-Gemelli sono di altro tipo rispetto a quelli in direzione, ad esempio, dell’asse Vergine-Pesci, e così via. Nei primi si parlò di grande asse cosmico di “polarizzazione”, nei secondi di grande asse cosmico di “armonizzazione”. Le rimanenti costellazioni Cancro e Bilancia da una parte, Capricorno e Ariete dall’altra appartengono ancora più al secondo asse (armonizzazione), ma rappresentano anche un trapasso alle regioni del primo asse (polarizzazione).

La possibilità di osservazione offerta dalla conoscenza di questi assi cosmici rappresenta, anche dal punto di vista dell’interpretazione astrologica, un sostanziale progresso. Infatti grazie ad essa si acquisisce un sistema di correlazioni oggettive dato in maniera generale, immutabile e chiara. In questo modo possono così riferirsi a esso tutti i fattori variabili nel processo cosmico, come ad esempio le posizioni planetarie e così via.

Il Cosmo è dunque un organismo articolato e specificamente differenziato nelle sue regioni.

Già partendo da ciò, e cioè dalla constatazione di tali differenziazioni, si potrebbe sottolineare come i diversi influssi ed effetti emanati dal cielo causino, anche nella strutturazione dei processi terrestri e vitali, profonde differenze, le cui qualità e funzioni hanno un significato decisivo, perfino nella vita sociale dell’uomo.

Eppure tali argomentazioni si preferisce negarle, in base alla problematica astronomico-astrologica prima accennata, alla quale è difficile rispondere, basandosi su di un pensare solamente materialistico.

Le premesse di questa interessante problematica risalgono alle tradizioni essenziali di ciò che può essere raggruppato entro la sfera delle attuali conoscenze astrologiche: l’epoca di cultura egizio babilonese (assiro-caldeo-ebraica) nella quale per la prima volta vengono fatte osservazioni esaurienti ed erette direttive, anche se corrispondenti, ovviamente, alla coscienza di allora e soprattutto alla scrittura celeste di allora.

Con ciò si entra subito nel punto nevralgico del problema, che molti cosiddetti “astrologi” spesso non considerano con sufficiente chiarezza, e cioè il fatto che, attraverso la precessione, lo spostamento del punto primaverile della collocazione del Sole, nel corso dei millenni a partire dall’epoca culturale egizio-babilonese, dalla quale quelle tradizioni sono state prese, è sopravvenuta una modifica sostanziale. In quella fase, nel punto di primavera si trovava la costellazione del “Toro”.

Nel decorso dell’epoca di cultura successiva, cioè quella greco-romana, a causa della precessione, al punto di primavera si trovava già la costellazione dell’”Ariete”, e pertanto anche il rapporto delle altre costellazioni con la metà “scura”, e con quella “luminosa” del cielo, cambiava di conseguenza.

In quel lento ma continuo processo di metamorfosi non solo era cambiata la situazione cosmica ma anche la coscienza dell’uomo e quest’ultima era passata ora in una fase di minore immaginazione a favore di un pensare di tipo più matematico. Fu in quel periodo infatti che Ipparco, verso il 125 a.C., collocò, corrispondentemente alla posizione delle costellazioni – reale per il corso dell’anno di allora – il punto di primavera al grado zero dell’”Ariete”. La struttura della fascia cosmica, che finora era stata sperimentata come suddivisa in 12 settori di differente grandezza, venne ora sostituita tramite una considerazione più schematico-astratta, che suddivideva i 360 gradi dell’eclittica in dodici parti di grandezza uguale di 30 gradi ciascuna.

In questa occasione tuttavia vennero usati per la denominazione di questi dodicesimi di eclittica i simboli dei segni zodiacali e vennero da allora mantenuti, benché attraverso il procedere della precessione ciò finisse più tardi per non corrispondere più alla situazione reale.

Ognuno che si occupa seriamente di astrologia dovrebbe dunque fare chiarezza prima di tutto sul fatto che attualmente le costellazioni dello Zodiaco non sono coincidenti con i “segni” dello Zodiaco, e che di conseguenza il rapporto fra tali configurazioni spaziali e i ritmi della vita umana sembra non sussistere, o tutt’al più sembra essere davvero qualcosa di campato in aria.

In realtà non è così.

L’Astrologia non è una scienza inesatta rispetto all’Astronomia attuale.

Per quale motivo allora essa usa uno Zodiaco fisso, cioè un cerchio zodiacale sempre uguale a se stesso, nonostante la precessione, che, come indica la parola, sposta lentamente ma costantemente il punto degli equinozi nel cerchio zodiacale?

La risposta di Tolomeo è la seguente: “Perché la natura, il potere e l’associazione dei segni traggono la loro causa dai punti di partenza dei solstizi e degli equinozi e non da altri segni“. Detto con altre parole: perché la natura, per esempio dell’Ariete, trae la sua peculiarità dal punto di partenza iniziale delle stagioni, la primavera – che etimologicamente significa “la stagione splendida, la prima dell’anno” (O. Pianigiani, Vocabolario etimologico, Ed. Melita) – e la sua relazione con l’uomo è con l’”inizio” dell’uomo, la sua testa. Il Toro corrisponderà alla gola, i Gemelli alle spalle e così via.

Dal momento in cui l’uomo si incarna, egli incomincia a formarsi a partire dalla testa, dunque il suo microcosmo interiore partirà dall’Ariete. La stessa “A”, prima lettera dell’Ariete è alla “testa” dell’alfabeto e riflette propriamente una controparte simile alla testa dell’animale:

E sempre sarà così: lo Zodiaco interiore all’uomo è appunto il cerchio che, simile alla placenta, lo racchiude fino al momento della sua discesa sul pianeta.

Se vi si immagina una posizione fetale (l’illustrazione è tratta dal libro “Principi di Astrologia medica” di A. R. Cavadini, Ed. Hoepli) si vede infatti che il nascituro è collocato nella placenta in modo tale che testa e piedi vengono a toccarsi, esattamente come si toccano nel cerchio zodiacale il primo e l’ultimo dei dodici segni: l’Ariete e i Pesci. L’uomo ha in sé tutto il Cosmo da cui proviene e dal momento che dal Cosmo proviene egli non ha più bisogno del Cosmo, altrimenti vi sarebbe rimasto. Ora egli il Cosmo lo ha in sé e gli influssi cosmici devono fare i conti con il suo io.

A questo punto vorrei dire qualcosa che potrà anche fare nascere obiezioni. Questa però è la mia visione delle cose e dell’astrologia intesa come logica scientifico-spirituale degli astri.

In genere si crede che un individuo di un determinato segno zodiacale subisca al momento della nascita l’influsso di quel determinato segno.

È però vero il contrario: proprio perché quando nasce, il Sole (ma la cosa vale per tutti gli astri) gli nasconde l’influsso di quella parte di cielo, quest’ultima, per una legge di sinergica compensazione, si sviluppa dal di dentro, conferendo quelle determinate caratteristiche a quell’individuo.

Il nostro sistema cosmico interiore è completo, sempre uguale a se stesso e non subisce il cambiamento dovuto alla precessione degli equinozi. Subisce solo questa o quest’altra mancanza di influsso celeste dovuta alla presenza nel cielo di quel determinato astro o gruppo di astri, che impediscono il passaggio dell’influsso celeste, che rinascendo da dentro, formano il suo carattere, seguendo una precisa legge di armonia cosmica.

Qualcosa del genere, lo possiamo sperimentare a Natale, quando ci sentiamo più buoni per il fatto che il calore rinasce da dentro, essendo il Sole nel punto più lontano del nostro sistema planetario. Ci si sente buoni, non per un fatto di suggestione o per le preghiere natalizie o per convenzione, bensì per altro. Si tratta, credo, di un clima di calore che rinasce da dentro l’umanità per mancanza di esso sul nostro pianeta.

Il nostro Natale è in realtà la festa stessa del Sole interiore.

Sorge ora naturale l’obiezione: se gli astri influiscono sui segni zodiacali del microcosmo interiore, quale funzione hanno le dodici macrocosmiche costellazioni dello Zodiaco? Bisognerebbe rispondere a questa domanda.

Credo che la loro funzione sia mnemonica in rapporto allo schema simbolico dello zodiaco fisso, ed anche “pedagogica” in quanto indica che l’uomo non vive solo nel suo microcosmo o nel suo microcosmico zodiaco fisso, ma anche là nel cielo, trapassando in quelle regioni galattiche nell’esistenza fra morte e nuova nascita.

Mi rendo conto che a questo punto il discorso non può più essere accettato da chi considera solo materialisticamente le cose del cielo. Eppure sono certo che la seguente ipotesi potrà fra non molto essere sostenuta da più punti di vista.

Dopo l’abbandono del corpo fisico, noi trapassiamo nel Cosmo da cui siamo stati generati e vi restiamo fino a quando sentiamo che è ora di tornare a incarnarci in un nuovo corpo umano, per un’ulteriore “lezione” da imparare o per una particolare missione da svolgere sulla Terra. Da quel momento in avanti, siamo determinati dal cielo, in quanto dobbiamo aspettare il momento del verificarsi di quella determinata conformazione astrale per ridiscendere sulla Terra. Essa è stabilita dal “giorno del giudizio”.

Succede press’a poco come nella favola di Pollicino, in cui viene segnato il terreno per ritrovare il percorso di ritorno. A volte le favole sono espressione di conoscenze spirituali, alte e importanti quanto quelle degli stessi Vangeli.

Un fatto dei Vangeli, il cui senso resta oscuro per il teologo materialista è, a questo proposito, quello delle misteriose scritte sul terreno, tracciate da Gesù di Nazaret durante il fatto dell’adultera: “…chinatosi, si mise a scrivere col dito per Terra…” (Giovanni 8,6-7). Non si tratta qui, certamente, di un’azione subconscia, compiuta dal Redentore quasi per prendere tempo, non sapendo bene cosa dire. Questa azione appare incomprensibile, se non per coloro che sanno accogliere la realtà spirituale delle ripetute vite terrene. Solo per costoro quel passo del Vangelo diventa chiaro: Gesù di Nazaret inscrive consapevolmente nel pianeta Terra il peccato della donna, quasi a voler dire: sarà il karma terrestre a giudicarti, Io non ti giudicherò.

Ogni tradizione iniziatica che si rispetti sa infatti che nella Terra vengono inscritti spiritualmente tutti i “debiti” (karma) che noi contraiamo durante la nostra vita. Con l’evento del trapasso, il nostro spirito procede – servendosi della “scala” dei pianeti più vicini, Luna, Venere e Mercurio, fino al Sole – e poi fino ai pianeti più lontani, segnando ogni volta su di essi un periodo di permanenza, la cui durata dipende dalla personale capacità conseguita in vita, di affrancarsi da determinati condizionamenti materiali.

Per esempio, chi trapassa nell’al di là, portando con sé desideri “lunari” (alcool, droga, sessualità, ecc.), nella Luna troverà, per essi, massima soddisfazione, e vi permarrà il tempo necessario al soddisfacimento di tali bisogni. In tal modo però si produrrà un segno sulla Luna, una memoria lunare, relativamente al tempo di permanenza. E così sarà per i desideri intellettuali, riguardanti Mercurio, quelli affettivo-estetici riguardanti Venere, e così via.

Nell’esistenza spirituale, dopo l’abbandono del corpo fisico, tra morte e nuova nascita, l’essenza spirituale dell’uomo, cioè il suo Io, attraverserà con un certo ordine le sfere planetarie, sperimentando l’essenza delle rispettive forze e il rapporto con le rispettive regioni stellari. Nella ridiscesa verso una nuova nascita l’ordine sarà invertito.

Ovviamente, non bisogna pensare a tale periodo di permanenza nel cielo, secondo i nostri criteri di durata temporale, in quanto nell’al di là, si presume che spazio e tempo siano vissuti diversamente da come li viviamo qui. Anche pensando a una procedura molto simile a quella necessaria per l’istruzione di una causa secondo i nostri criteri legali di giudizio, il “giorno del giudizio” dovrebbe anch’esso essere inteso diversamente da una giornata nel nostro tempo.

In definitiva, la determinata conformazione astrale che ci permette il viaggio di ritorno siamo noi stessi a stabilirla nella “fase istruttoria” del nostro “giorno del giudizio”. Possiamo fare ciò quando il nostro io, lasciato il corpo, è libero, dopo la “fase istruttoria”, dal dominio dei sensi e della terrestrità. Bisognerebbe comunque estendere, come facevano gli antichi, il concetto di terrestrità anche a tutto il sistema solare, perché in fondo è a tutto il sistema solare che Gesù di Nazaret si riferisce, segnando con il dito per terra.

In fin dei conti, per quanto riguarda la nostra coscienza umana, la “sentenza” del “giorno del giudizio” diviene immediatamente operativa con la nascita.

Anche i nove mesi che la precedono nell’utero materno sono, nella nostra coscienza, qualcosa che rientra nell’ultima fase di vita prenatale e che pertanto ha a che fare con un’esperienza dello spazio e del tempo ancora non ben definita.

Dal momento in cui lo spirito – cioè Dio – prende forma embrionale al momento in cui dopo nove mesi egli viene alla luce, sotto forma di essere umano, si può dire che l’uomo, sperimentando l’evento della nascita, sperimenta anche un altro evento, quello che da’ termine alla sua vita nel mondo meramente spirituale.

Occorre dunque davvero vedere quei nove mesi nel senso atemporale dello spirito e non in senso materialistico, per “vedere” che la vita che va dalla morte a una nuova nascita termina con l’esistenza che procede dal momento della nascita a quello della morte.

Il “continuum” fra vita celeste e vita terrestre è segnato così dalla conformazione del cielo nel momento del venire al mondo. Macrocosmo stellare e microcosmo delle nostre pulsioni interiori si rapportano perciò ambedue ai medesimi aspetti interplanetari del nostro sistema solare.

Un’astrologia che si rispetti dovrebbe oggi tenerne conto: costellazioni e segni sono due cose diverse. Le prime, riguardano le predisposizioni spirituali che l’uomo porta con sé nell’ultimo tratto dalla sua vita precedente o dalle sue precedenti esistenze. I dodici segni dello zodiaco fisso riguardano invece le disposizioni d’animo e i talenti che l’uomo può sviluppare – se lo vuole – durante l’esistenza entro la sua nuova corporeità sul pianeta Terra.

In conclusione, mi pare che alla problematica circa l’incongruenza fra “segno astrologico” e “costellazione” si possa rispondere con l’auspicio che, quanto più si conoscerà l’io umano nelle sue parti costitutive spirituali e nelle sue funzioni e forme includenti anche la vita tra morte e nuova nascita, tanto più dovrà diventare oggetto dell’indagine astrologica anche la complessiva configurazione delle costellazioni, accanto alla considerazione dei segni zodiacali e dei loro ritmi temporali, e tutto questo dovrà fondersi, amalgamarsi, arrivando a formare una nuova visione d’insieme come avveniva nelle epoche culturali più antiche, ma con l’apporto della consapevolezza dei tempi moderni.

Fine

Vi lascio con due video significativi, il primo lo pubblicai nel 2013. Il secondo è una curiosità simpatica che ho trovato ieri nel web.

😀 😀 😀

2 pensieri su “PLUTONE NON È LA TELEVISIONE”

  1. Ma Nereo, io non sono nessuno e non posso mica dire a voi come deve chiamarsi il progetto, tantomeno il nome del blog. Spesso i nomi brevi e chiari hanno più successo e sono più comodi da usare. Tridente mi ricorda un centro commerciale nell’area nord di Trento… e sono troppo ignorante per capirne il senso, anche se so che è legato a Nettuno. A Trento c’è la fontana del Nettuno… 🙂 Voi avete già deciso e presumo che avete le vostre buone ragioni, di cui io mi fido. :)Come ho già detto, quello che viene deciso dai fondatori, è legge. 😀

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