Corrispondenze tra micro e macrocosmo 12

In questa conferenza Rudolf Steiner parla essenzialmente della differenza fra scientismo e scienza, o fra scienza pagana e scienza cristiana, oppure ancora tra scienza ordinaria e scienza spirituale antroposofica (è la medesima differenza tra logica astratta e logica di realtà) (*).

Di Rudolf Steiner – Titolo originale “Corrispondenze fra microcosmo e macrocosmo. L’uomo un geroglifico dell’universo” (16 conferenze tenute a Dornach da Rudolf Steiner fra il 9 aprile e il 16 maggio 1920) – A cura di Nereo Villa

Dodicesima conferenza: contrapposizione fra scienza e fede. L’orientamento materialistico dello scienziato gesuita Secchi e di Wasmann. Il decorso continuo dell’evoluzione e l’irruzione del cristianesimo nella storia. Astronomia della Luna e astronomia del Sole. Rivoluzione siderea e solare della Luna. Il trapasso delle esperienze dal corpo astrale al corpo eterico. L’esigenza di riunire la scienza rimasta pagana con l’elemento cristiano.

Dornach, 8 maggio 1920

È noto come da più parti siano mosse critiche (ne ho già riferito dei dettagli) per lo più perché l’evento cristico – l’apparizione del Cristo sulla Terra – sia messo in connessione con eventi cosmici, col corso del Sole, con la relazione tra Sole e Terra e così via. La questione è comprensibile solo se approfondiamo ancora un po’ tutte le riflessioni fatte finora sui movimenti del sistema stellare. In tal senso intendo ora procedere; mostrerò infatti che l’astronomia in genere non può davvero essere presa in considerazione senza che si esamini l’essere complessivo dell’uomo. Ne ho già fatto menzione, vedremo però come tale affermazione sia ben fondata sulla natura complessiva del mondo, e come in verità sia impossibile

capire qualcosa sia dell’essere del mondo che dell’essere dell’uomo  considerandoli separati, così come avviene oggi.

Ci si può accorgere di un fatto notevole, connesso con quanto ho appena detto. È notevole che le varie confessioni, così come si sono venute configurando fino ai giorni nostri, anche se non arrivano ad ammetterlo, preferiscono il materialismo a una scienza dello spirito. Significa che sia le confessioni evangeliche sia quella cattolica preferiscono che il mondo esterno, con i suoi vari regni, sia studiato in senso materialistico, piuttosto che osservare come lo spirito operi nel mondo, come lo spirito viva entro i fenomeni materiali. A conferma basta che ci soffermiamo un momento sulle trattazioni scientifiche dei gesuiti. Mostrerò come queste siano tenute in un senso rigorosamente materialistico, come in quell’ambito si sia del tutto d’accordo con l’interpretazione materialistica del mondo, del cosmo. Con ciò si vuole infatti proteggere una certa forma della religione delineatasi a seguito del Concilio di Costantinopoli dell’869, e la si vuol proteggere mantenendo la scienza al livello del materialismo. D’altro canto, in cerchie più ampie, si ha al riguardo in un certo senso il diffondersi di un’illusione nel momento in cui si giunge in apparenza a combattere il materialismo anche in campo scientifico. Ma ciò è solo apparente, dato che non conta un gran che dire che in qualche modo c’è lo spirito, quanto accorgersi che addirittura lo si rinnega, spiegando il mondo stesso in una prospettiva non spirituale. 

Forse è noto come uno dei punti più brillanti delle moderne interpretazioni della natura sia l’astrofisica, la scienza che si prefigge di studiare l’elemento materiale del cosmo stellare, che si prefigge di studiare l’unità sostanziale del mondo al quale ci possiamo accostare con i sensi. Ebbene, uno dei più grandi astrofisici fu padre Secchi, un gesuita romano (Angelo Secchi, 1818-1878, astronomo, professore al Collegio Roma­no; dall’osservatorio astronomico costruito nel 1852 indagò la con­sistenza fisica dei pianeti, della Luna e del Sole. Creò la prima divisione delle stelle fisse in classi, in base ai loro spettri. Sue opere principali: “Il Sole”, “L’unità delle forze naturali”, “Le stelle. Saggio di astronomia siderale”). Condividere il modo di vedere della moderna scienza materialistica e contemporaneamente l’appartenere a quell’ordine religioso, non è un impedimento: oggi in effetti una visione materialistica del cielo è più consona alle confessioni religiose, specialmente alle loro opinioni, che non allo scienziato dello spirito. Infatti alle confessioni religiose preme soprattutto di non spiegare al mondo il nesso che lo spirito ha con la materia: l’elemento spirituale deve essere il contenuto di una confessione autonoma, e in questa non vi è spazio per lo studio scientifico del mondo; lo studio scientifico del mondo deve restare materialistico; dal momento in cui tale studio cessasse di essere materialistico dovrebbe infatti intromettersi in ciò che riguarda lo spirito, poiché dovrebbe  parlare di spirito.  

Vorrei che quanto ho appena detto sia preso con la massima serietà, altrimenti si sorvolerebbe sul fatto degno di nota che proprio gli scienziati gesuiti sono ad esempio i più estremi materialisti nel campo della ricerca scientifica. Non solo dimostrano di continuo che con la scienza non si può pervenire allo spirito, ma si danno la pena, dove è possibile, di tener lontano lo spirito dalla scienza. Lo si può vedere perfino nelle indagini sulle formiche del padre Wasmann [Erich Wasmann, 1839-1931: “Das Gesellschaftsleben der Ameisen”, 1891]. Dopo queste premesse, vorrei richiamare alla memoria un’importante realtà che all’apparenza si svolge entro la corrente del mondo spirituale, ma che per altro, giunti a questo punto delle nostre esposizioni e considerandola più da vicino, ci chiarirà una manifestazione parallela della vita spirituale col mondo stellare, Sappiamo che la cosiddetta epoca post-atlantica è da noi suddivisa in periodi di civiltà. In tal senso parliamo di un primo periodo di civiltà, il periodo paleo-indiano [dal 7227 a.C al 5067 a.C. – ndc], di un secondo, il paleo-persiano [dal 5067 a.C al 2907 a.C. – ndc], di un terzo, l’egizio-caldaico-ebraico-babilonese [dal 2907 a.C al 747 – ndc], di un quarto, il greco-latino [dal 747 al 1413 – ndc], di un quinto che ha avuto inizio con la metà del secolo quindicesimo e nel quale viviamo ora [dal 1413 al 2907 – ndc]. Farà poi seguito un sesto [dal 2907 al 5067 – ndc] e così via. È noto anche che più volte abbiamo considerato che all’interno della corrente continua dell’epoca post-atlantica, il quarto periodo di civiltà inizia intorno all’anno 747 a.C. e termina intorno alla metà del secolo quindicesimo, per la precisione all’incirca nell’anno 1413 d.C. (Tav. 22);

Tav.22

è il quarto periodo, mentre noi ora ci troviamo nel quinto [in senso astronomico oggi ci troviamo nella precessione solare della cuspide Pesci-Acquario – ndc]. Se consideriamo così il susseguirsi delle civiltà, per il cui contenuto basta richiamare alla memoria le descrizioni che si trovano nella mia scienza occulta [R. Steiner “La scienza occulta”, Opera Omnia n. 13], possiamo dire: la civiltà paleoindiana aveva determinate caratteristiche e così le altre civiltà. Abbiamo poi il periodo di civiltà greco-latino nel quale viene a cadere l’evento del Golgota, e descriviamo questo periodo aggiungendolo ai precedenti. Aggiungendolo semplicemente ai precedenti, non abbiamo affatto bisogno di ricorrere all’evento del Golgota. Possiamo descrivere i periodi di civiltà, susseguentisì l’uno all’altro, nel loro carattere di fondo e abbiamo, come si può vedere, un periodo che va dal 747 a.C. al 1413 d.C. e che scorre senza che nulla indichi il subentrare in un punto di un evento significativo. Lo possiamo vedere anche nella storia. Pensiamo un momento a come stavano le cose quando si verificò l’evento del Golgota. Ricordiamoci di quel che sappiamo dell’epoca in cui ebbe luogo l’evento del Golgota, delle civiltà dei popoli allora più progrediti, della civiltà dei greci, della civiltà dei romani, dei latini. Dobbiamo pensare che agli uomini di allora l’evento del Golgota rimase a tutta prima ignoto. In un piccolo angolo qualsiasi del mondo si compì l’evento del Golgota, e soltanto quasi un secolo dopo lo scrittore romano Tacito [Tacito, 55-120, le cui osservazioni sul Cristo sono in “Annali” 15,44] ci narra delle tracce lasciate da quell’evento. L’evento del Golgota dunque non fu per così dire percepito dai contemporanei, dal mondo colto di allora.

Così, anche nella corrente del divenire storico già si può vedere come nel corso continuo del divenire umano, dal primo, secondo, terzo periodo di civiltà, fin dentro il quarto, non vi sia alcuna diretta necessità che avvenga l’evento del Golgota. È un fatto che andrebbe considerato con estrema attenzione. L’evento del Golgota compare 747 anni dopo l’inizio del quarto periodo postatlantico di civiltà. Nel cercare di comprendere l’evento del Golgota ne parliamo come di un evento che dà alla vita sulla Terra il suo vero senso, e la vita sulla Terra non avrebbe il suo significato se l’evoluzione semplicemente procedesse fondandosi su tutto ciò che proviene dal primo, dal secondo, dal terzo periodo postatlantico di civiltà. Ciò che l’evento del Golgota porta con sé è simile a un’irruzione proveniente da altri mondi. Non lo si prende abbastanza in considerazione. In tempi recenti singoli storici richiamarono l’attenzione su questo fatto (già ne parlai). Tuttavia non furono in grado di ricavarne qualcosa. In fondo tutte le narrazioni degli storiografi sono tali che l’evento del Golgota è escluso dalla storia effettiva. Per lo più accennano agli effetti del cristianesimo sui secoli successivi. Non descrivono però il vero irrompere del mistero del Golgota entro il decorso della storia, e in effetti è difficile descriverlo volendo conservare i soliti metodi storici.

Vi furono persone strane, curiosamente pastori evangelici, le quali tentarono di spiegare il mistero del Golgota secondo una prospettiva causale. Una persona in tal senso singolare fu ad esempio il pastore Kalthoff [Albert Kalthoff, 1850-1906, teologo evangelico; scrisse tra l’altro: “Leben Jesu” nel 1880 e “Das Christusproblem” nel 1902], ma ve ne furono anche molte altre. Il pastore Kalthoff fece il tentativo di spiegare il cristianesimo movendo dallo stato di coscienza e dalle condizioni economiche in cui si trovava il mondo negli secoli che precedettero la nascita del cristianesimo. Ma che cosa ne scaturì in verità? In conclusione egli disse: sì, allora vivevano uomini in determinate condizioni economiche ai quali si affacciò l’idea del Cristo, il sogno per così dire del Cristo, l’ideologia del Cristo, da cui sorse poi la cristologia. In effetti sorse allora negli uomini unicamente come idea. Persone quali Paolo e alcuni altri descrissero allora ciò che come idea era sorta fra gli uomini come se corrispondesse a un fatto reale accaduto in un angolo remoto del mondo.

Una simile spiegazione del cristianesimo significa decretare la sua messa al bando. Che nel secolo diciannovesimo ed agli inizi del ventesimo, pastori evangelici cristiani si siano assunti il compito di salvare il cristianesimo decretando l’eliminazione del Cristo è quanto meno un fenomeno degno di nota. Ci si vergognava addirittura di riconoscere i fatti connessi con la nascita del cristianesimo. Si trovò più vantaggioso spiegare il sorgere dell’idea della cristologia appunto come una mera idea [è pertanto errato considerare le 12 precessioni come periodi di civiltà dato che essi furono molti di più di dodici; per averne un’idea si veda la seguente struttura del tempo presa dalle conferenze di Steiner sull’apocalisse].

struttura-tempo

Oggi comunque, proprio in questo ambito, siamo incappati in tutte le correnti possibili, e quel che si chiama specialismo scientifico si fa notare anche in questo campo. È sorta infatti ad esempio la corrente culturale materialistica che nel marxismo ha raggiunto il suo apogeo. Kalthoff è una sorta di pastore marxista che fece il tentativo di spiegare la cristologia secondo lo stile di un marxismo più religioso. Altri si sono valsi della loro specifica idea al fine di spiegare la comparsa del cristianesimo. Perché mai ciascuno non dovrebbe valersi della sua specificità per spiegare la comparsa del cristianesimo, vale a dire del Cristo Gesù? Uno che era o è ancora psichiatra ricorse alla psichiatria, spiegando semplicemente da quale sorta di condizione psichiatrica il Cristo Gesù avesse potuto presentarsi nel suo tempo in maniera tanto possente; lo spiegò nel modo in cui è possibile farlo con uno stato di coscienza abnorme movendo dalle moderne prospettive psichiatriche. La cosa per altro non è nemmeno rimasta un fatto isolato: vi furono tentativi da parte di altri di spiegare semplicemente, secondo il modo di vedere della moderna psichiatria, quel particolare tipo di follia che fece il suo ingresso nel mondo con il cristianesimo.

Sono appunto fenomeni del nostro tempo che non possono essere trascurati. Se infatti non si presta attenzione a simili manifestazioni, non ci si accorge di quel che veramente accade nel presente, essendo esse appunto i sintomi di tutta la vita del presente. Si deve dunque aver chiaro che ciò che dà un senso alla Terra in realtà compare come un’irruzione nella Terra da un altro mondo. Dovremmo dire in verità che nel divenire umano vanno distinte due correnti che però oggi procedono unite, ma che si incontrarono soltanto all’inizio della nostra era [a causa del massimo di ottenebramento dell’umanità verificatosi nella civiltà greco-latina, quando durante l’evento del Golgota il cielo si oscurò, il periodo della precessione solare nell’Ariete – Agnello per l’astrologia ebraica – fu poi chiamato  periodo della precessione solare nel Pesci. Le costellazioni infatti non sono schemi di 30 gradi misurabili dal goniometro ma hanno ognuna dimensioni del tutto diverse da quelle dei 12 segni zodiacali di 30 gradi ciascuno – ndc]. Quella che chiamiamo corrente cristiana venne ad aggiungersi alla corrente continua che proveniva da tempi remoti. Ad esempio la scienza non ha ancora accolto in sé l’evento del Golgota; procede ancora insieme alla corrente continua, come se l’evento del Golgota non ci fosse stato. La scienza dello spirito deve appunto adoperarsi per presentare le due cose in accordo fra loro: l’osservazione scientifica e la cristologia. Infatti, dove potrebbe mai trovar posto la cristologia quando si segue la teoria di Kant-Laplace [La teoria di Kant-Laplace fu spesso citata da Rudolf Steiner mettendone in rilievo l’unilateralità – ndc], nella quale si rimanda ad una nebulosa primordiale dalla quale si fa semplicemente scaturire tutto quanto? D’altro canto come potrebbe la cristologia essere veramente di importanza universale per gli uomini, se il cielo stellato fosse considerato nel modo in cui lo considera padre Secchi? In tal caso si direbbe: noi consideriamo il cielo stellato materialisticamente, lo consideriamo come se l’evento del Golgota non fosse mai derivato dal cielo stellato. Ecco il motivo migliore per affidare ad altri poteri tutto ciò che va detto circa il mistero del Golgota. Se dalla conoscenza del mondo non si può trarre nulla che riguardi il mistero del Golgota, va designata un’altra autorità che dica agli uomini che cosa hanno da pensare riguardo al mistero del Golgota. Ed è ovvio quale sia questa autorità: la chiesa di Roma. Simili cose sono talmente conseguenti e in certo modo persino così ben pensate, che in fondo in questi nostri tempi così grevi di destino [riferimento di Steiner al primo conflitto mondiale 1915-1918 – ndc] non è permesso abbandonarsi a nessun genere di illusione.

Tav.22

Quei 747 anni si inseriscono nell’evoluzione del mondo come un periodo che si annuncia denso di significato [Tav. 22: i due periodi di tempo, a destra e a sinistra del cerchio e della verticale indicanti la nascita di Cristo]. Tali anni esprimono tutto ciò che è connesso all’antica evoluzione del mondo, e sono presenti così da poter considerare gli antichi periodi di civiltà. Il nuovo inizio prende avvio dopo quel momento, 747 anni dopo la fondazione di Roma, che a dire il vero avvenne nel 747, non secondo la datazione riportata nei libri di storia.

Si tratta dunque di un nuovo inizio. Se ora risaliamo nel tempo e prendiamo i vari periodi, ovunque dovremmo aggiungere alle date precise indicate, altre date corrispondenti. Il fatto che in quel preciso momento viene a presentarsi l’evento del Golgota, quasi si inserisse da fuori entro l’evoluzione dell’umanità, dà origine a una suddivisione completamente nuova dello scorrere continuo del tempo. Deve esserci chiara la presenza nell’evoluzione del mondo delle due correnti, poiché entro tale evoluzione è inserito l’uomo. Teniamolo come punto fermo e adesso rivolgiamo la nostra attenzione su qualcos’altro.

Sappiamo che la Luna – direi che possiamo senz’altro mantenere la prospettiva della comune astronomia – si muove intorno alla Terra. In verità essa non lo fa nel modo che si è soliti indicare. Anch’essa infatti descrive una lemniscata. Ora però vogliamo prescinderne. La Luna si muove intorno alla Terra. Al tempo stesso, mentre si muove intorno alla Terra gira su se stessa [il secondo movimento è uniforme, il primo no; ciò che ne consegue è un “dondolare” detto librazione – ndc].

Ne ho già parlato. Si comporta gentilmente e rivolge verso di noi sempre la stessa faccia. La sua faccia posteriore è sempre distolta dalla Terra, anche se dire ciò non è del tutto appropriato; tuttavia si può dire che fondamentalmente una faccia della Luna è sempre rivolta alla Terra. Ciò significa che in ogni caso un settimo della Luna rimane al margini (Tav. 23, in alto: la falce); si può quindi dire: le cose si presentano in modo che la faccia anteriore non è proprio sempre rivolta verso la Terra, bensì dopo un certo tempo ne emerge da dietro una settima parte, mentre un altro settimo scompare dall’altro lato.

Tav.23

Il fatto di nuovo si pareggia a seguito dei movimenti successivi. La settima parte non passa proprio del tutto dall’altro lato, ma ritorna di nuovo, e la Luna in sostanza dondola mentre si muove intorno alla Terra. Si voleva qui soltanto accennare al fenomeno, in quanto elementi più precisi si possono trovare in ogni testo di astronomia elementare.

Se ci si trasferisse in un luogo dello spazio cosmico che secondo i calcoli astronomici risultasse una stella remota, il movimento della Luna intorno al suo asse richiederebbe poco più di 27 giorni (nel disegno “27 giorni”). Se però ci si trasferisse sul Sole, poiché Sole e Luna hanno un movimento che non procede in ugual modo, ma si compie a una diversa velocità, non si vedrebbe la rotazione della Luna come da una remota stella: dal Sole la si vedrebbe compiersi in poco più di 29 giorni. Si può quindi dire: il giorno sidereo della Luna è di 27 giorni, il giorno solare della Luna è di 29 giorni.

Tutto ciò è naturalmente connesso con le sovrapposizioni che hanno luogo in genere nell’universo. Sappiamo che ad ogni equinozio di primavera il Sole sorge in un punto ogni volta diverso, percorrendo così tutta intera l’eclittica, tutto lo zodiaco, in 25.920 anni. Questi movimenti fanno sì che il giorno sidereo della Luna sia essenzialmente più breve del suo giorno solare.

Nel considerare tutto ciò vediamo come anche qui esista una strana differenza: da un plenilunio all’altro notiamo una differenza di quasi due giorni nel modo in cui Sole e Luna si presentano. Questo indica in realtà che anche qui abbiamo a che fare con due movimenti nel cosmo che procedono, sì, insieme, ma che non ci rimandano ad una comune origine. Quanto ho ora esposto su un piano cosmico può essere confrontato con quanto ho detto precedentemente su un piano morale-spirituale. Fra gli inizi dei singoli periodi di civiltà, conformi alla corrente continua, e gli inizi che per così dire si riferiscono all’evento del Cristo, esiste un intervallo. Dopo il plenilunio che avviene con riguardo alla fase siderea [rispetto al Sole si ha il plenilunio quando la Luna mostra al Sole la stessa faccia che mostra alla Terra, il che avviene appunto solo nel momento del plenilunio; si può ora chiamare plenilunio rispetto a una determinata stella il momento in cui la Luna mostra a quella stella la stessa faccia che mostra alla Terra. Il tempo fra quei due momenti è il giorno sidereo della Luna; la durata della lunazione abituale è il giorno solare della Luna – ndc], vi è la necessità di attendere un po’ per la fase solare che dura più a lungo. Di nuovo abbiamo un intervallo. Fuori nel cosmo abbiamo quindi due correnti, una corrente di movimento della quale fa parte il Sole, una corrente di movimento della quale fa parte la Luna; esse sono tali per cui si può dire: se partiamo dalla corrente lunare, quella solare è qualcosa di simile a un irrompere nella corrente lunare, proprio come l’evento del Cristo viene a cadere nella corrente continua delle civiltà, come provenisse da un mondo estraneo. Per il mondo lunare il mondo solare è un mondo estraneo. Per il mondo pagano il mondo del Cristo è sotto un certo aspetto un mondo estraneo.

Consideriamo ora la stessa cosa da una terza prospettiva. Possiamo farlo. Ricordando con precisione come opera la memoria umana, in modo particolare facendo rientrare nel ricordo a ritroso anche i sogni, scopriremo che ad esempio nei sogni compare essenzialmente ciò che era avvenuto in sostanza poco tempo prima; vedremo affacciarsi, non nell’intimo corso del sognare, ma nel mondo di immagini del sogno, accadimenti recenti. Non vorrei essere frainteso. Naturalmente può tornare in sogno qualcosa che è accaduto molti anni prima; ma quel che è accaduto anni prima non entrerà nei nostri sogni se nei giorni immediatamente precedenti il sogno non è successa qualcosa che abbia un nesso di pensiero o di sentimento con quanto era esistito anni prima. L’intera natura del sognare ha qualcosa a che fare con quanto è accaduto negli ultimi giorni. L’osservazione di fatti del genere presuppone che si badi appunto a tali sottigliezze della vita umana. Facendolo, l’.osservazione offre risultati talmente precisi quali li può offrire solo una scienza esatta.

Perché accade dunque così? Accade così perché occorre un certo tempo affinché quanto sperimentiamo animicamente si imprima dal corpo astrale nel nostro corpo eterico. Più o meno dopo due giorni e mezzo fino a tre, qualche volta anche già dopo un giorno e mezzo, due giorni, ma non senza che vi abbiamo dormito sopra, quanto sperimentiamo nella relazione col mondo si imprime dal nostro corpo astrale nel nostro corpo eterico. Affinché vi si consolidi è sempre necessario un certo tempo. Se mettiamo a confronto con questa realtà l’altra, e cioè che nella vita abituale alternativamente separiamo corpo fisico e corpo eterico da corpo astrale e io durante il sonno e li ricongiungiamo durante la veglia, ci dobbiamo dire che tra corpo fisico e corpo eterico da un lato cd io e corpo astrale dall’altro vi è una certa connessione allentata. Tra nascita e morte il corpo fisico e il corpo eterico rimangono sempre insieme, come pure rimangono sempre insieme l’io e il corpo astrale. Corpo astrale e corpo eterico però non rimangono sempre insieme: ogni notte si separano. Cioè: tra corpo astrale e corpo eterico vi è una connessione più allentata che non tra corpo eterico e corpo fisico. Tale connessione più allentata si manifesta perché prima che il contenuto delle esperienze fatte dal corpo astrale si imprima nel corpo eterico, si deve essere verificata per così dire una separazione tra il corpo astrale e il corpo eterico stesso. Possiamo dire: se un qualsiasi evento provoca un effetto su di noi, ciò accade nello stato di veglia. Se cioè durante lo stato di veglia ci troviamo davanti a un evento, questo evento agisce sul nostro corpo fisico, sul corpo eterico, sull’astrale e sull’io. Vi è però una differenza per quanto riguarda l’accoglimento relativo. Il corpo astrale accoglie subito l’evento. Il corpo eterico ha bisogno di un certo tempo perché esso si consolidi, affinché tra corpo eterico e corpo astrale si giunga a una completa sintonia. Non indica forse questo con chiarezza ed evidenza che, sebbene ci si trovi di fronte all’evento con tutt’e quattro le nostre parti costitutive, vanno riconosciute due correnti che nella loro relazione col mondo esterno non procedono insieme, e delle quali l’una impiega più tempo dell’altra? Abbiamo qui lo stesso fenomeno che abbiamo nel cosmo e nella storia: Luna e Sole, paganesimo e cristianesimo; proprio come tra etericità e astralità; la differenza si estrinseca in uno spazio di tempo. Fin nella nostra vita ordinaria si manifesta quindi l’interferenza reciproca delle due correnti che si incontrano, che danno risultati comuni per la vita, che però non possono essere semplicemente comprese in modo da permettere che cause ed effetti di una corrente coincidano con cause ed effetti dell’altra corrente.

Queste cose hanno un’importanza fondamentale per considerare il mondo e la vita; senza di esse non si perviene in genere ad una comprensione del mondo. Allo stesso tempo sono realtà alle quali da nessuna parte si fa cenno, realtà che sono del tutto trascurate. Che cosa indicano in effetti tali realtà? Indicano che esiste una certa armonia tra la vita cosmica, la vita quale emerge dalla storia e la vita del singolo uomo; non però come le si propongono oggi di solito, dato che si vorrebbe ridurre tutto secondo norme biogenetiche materialistiche. Di conseguenza non possiamo avere un’unica astronomia, ma ci occorrono diverse astronomie: una della Luna e una del Sole.

Tav.23

Poniamo il caso che si abbiano due orologi (Tav. 23, in basso) dei quali uno rimanga sempre indietro rispetto all’altro: l’uno sarà sempre avanti e l’altro sempre indietro; mai però si affermerà che quanto accade a un orologio abbia la sua causa nell’altro. Non lo si potrà fare, anche se esiste ovviamente una certa regola, perché nel rimanere indietro uno dei due orologi mantiene sempre lo stesso intervallo rispetto all’altro. Entrambi però non hanno fra loro nulla a che fare, e la loro comune azione appare soltanto nel momento in cui si osservano insieme. Altrettanto poco l’astronomia del Sole ha a che fare con l’astronomia della Luna. Solo che operano tutt’e due insieme nel nostro universo.

L’importante è dunque tenerlo presente. Come si deve distinguere tra astronomia del Sole e astronomia della Luna, vale a dire tra la regolarità del movimento del Sole e regolarità del movimento della Luna, così pure nella storia si deve discernere tra quel che accade in noi perché il movimento procede nel modo indicato nei periodi di civiltà e quel che accade in noi perché riconosciamo i periodi che hanno il proprio punto centrale nel mistero del Golgota. In apparenza questi due elementi operano insieme nel mondo. Se però vogliamo capirli, li dobbiamo distinguere l’uno dall’altro. Nei fatti cosmici troviamo il modello per quel che appare nella storia, e dentro la nostra vita vediamo l’espressione ultima (non dico l’effetto) della medesima realtà universale in quei due o tre giorni che devono trascorrere fino a che i pensieri si siano talmente consolidati da non rimanere più sospesi nel nostro corpo astrale, consentendo loro di affacciarsi sotto l’aspetto del sogno, ma che siano scesi nel nostro corpo eterico, da dove devono essere richiamati mediante l’attività del ricordo o mediante qualcos’altro che li rievochi. In noi dunque una corrente fluisce nell’altra. Così come possiamo raffigurarci una corrente lunare, che suscita per così dire strutture di movimento autonome e, accanto ad essa, la corrente solare, che a sua volta ha strutture di movimento autonome, allo stesso modo dobbiamo pensare che con la nostra entità umana individuale, grazie al corpo fisico e al corpo eterico, siamo più intimamente connessi con qualcosa di extraumano, e che dall’altra parte siamo più intimamente connessi con qualcos’altro di extraumano grazie al corpo astrale e all’io.

L’odierno modo di pensare stende su queste cose un velo di oscurità e confonde tutto, ammettendo ad esempio l’esistenza di una nebulosa cosmica che poi si condenserebbe in sfere. Da qui si separerebbero poi Sole, pianeti, Luna. Ma le cose non stanno così. Sole e Luna non hanno le stesse origini, ma sono due correnti che scorrono l’una accanto all’altra. Altrettanto poco si può trovare una stessa origine per quel che nell’uomo è io e corpo astrale da un lato, e corpo fisico ed eterico dall’altro. Sono due correnti distinte. Leggendo la mia “Scienza occulta” si può notare che le due correnti distinte vanno seguite fino a risalire allo stadio solare [cfr. il passo seguente di R. Steiner, “La scienza occulta nelle sue linee generali”, Opera Omnia 13, Ed. Antroposofica, Milano 1978, p. 156: “In tal modo il globo lunare racchiude in sé spiritualmente e materialmente due tipi di vita (odue correnti di vita in altre edizioni): l’una che è in intima unione con la vita solare, e l’altra che se ne è “staccata” e prosegue indipendentemente la propria via”: qui Steiner parla di ciò che gli antichi conoscevano come “Antica Luna” “da non confondersi con quella parte di essa che è la luna attuale”, p. 151, ibid. – ndc]. Dopo, risalendo dal Sole a Saturno, si riscontra una sorta di unità che risale veramente molto indietro. Ma da quel punto in poi ho dovuto descrivere i fatti in modo che in fondo vi sia la tendenza che le due correnti procedano l’una accanto all’altra [certamente spiegare a parole un fatto cosmico così importante non è facile. Ma non è impossibile. “Prima che Abramo fosse, io sono” dice la logica solare (Gv 8,58). E quando si pronuncia una simile frase è facile essere presi per pazzi, così come potrebbe sembrare che le parole “Antica Luna” (o “Antico Sole”, “Antico Saturno”, ecc.) siano solo denominazioni linguistiche, nomi, nominalismo, retorica. Invece spesso si tratta di essenze: «per l’essenza di una cosa non ha importanza decisiva il modo come è venuta gradualmente a formarsi la denominazione della cosa stessa. Si tratta proprio di questo, che la vera entità dell’io nell’autocoscienza è più antica della parola “io”»: ibid. p. 57 – ndc].

Oggi ho voluto soltanto far notare quanto sia necessario gettar luce sui parallelismi tra vita cosmica, vita storica e vita umana, al fine soprattutto di formarsi un giudizio sul come porsi riguardo ai movimenti cosmici. Abbiamo visto che ponendosi nel modo giusto, ne deriva non una ma due astronomie: una del Sole e una della Luna. Emerge inoltre un divenire umano di natura pagana (la scienza naturale è ancora pagana) e un divenire umano di natura cristica. Nel nostro tempo molti hanno la tendenza a non far congiungere le due correnti, ora veramente incontratesi sulla Terra per operare unite.

Vediamo che tutto il senso di un opuscolo [Friedrich Traub, “Rudolf Steiner als Philosoph und Theosoph”, Tübingen, 1919] come quello di Traub (il resto è un non senso) sia che in esso si dica: “certo, lo Steiner vorrebbe che le due correnti, la pagana e la cristiana, si incontrassero, ma noi non vogliamo che accada; vogliamo invece che la scienza rimanga sempre pagana, in modo da non esser costretti a dover permettere che si intervenga sul cristianesimo, per portarlo a congiungersi con la scienza”. Certo, se si fa in modo che la scienza rimanga pagana, il cristianesimo non può incontrarsi con la scienza. Si può allora dire: “la scienza viene coltivata in modo materialistico; il cristianesimo si fonda sulla fede. Non vanno riuniti”. Però il Cristo a dire il vero non si è presentato al mondo affinché, accanto ai suoi impulsi, gli impulsi pagani diventassero sempre più nerboruti; è invece apparso al fine di compenetrare gli impulsi pagani. Il compito del presente è di riunire la conoscenza e la fede che si vorrebbero mantenere separate. Ciò deve avvenire. Per questo si deve anche richiamare l’attenzione su simili cose, come ho appunto fatto in una delle conferenze pubbliche tenuta nei giorni scorsi [conferenza del 5 maggio 1920 nel ciclo “Vom Einheitsstaat zum dreigliedrigen sozialen Organismus”, Opera Omnia 334 – ndc]. Da un lato le confessioni religiose sono giunte al punto di non tollerare che si introduca la cosmologia nella cristologia, dall’altro la cosmologia è approdata al principio dell’indistruttibilità della materia e dell’energia [di fatto la conservazione della materia o dell’energia NON esistendc]. Riconoscere la materia e l’energia come indistruttibili ed eterne vuol dire annientare ogni ideale. Allora però anche il cristianesimo non ha senso. Il cristianesimo e gli ideali etici, nonché il valore dell’essere umano possono avere un senso autentico soltanto se quanto ora riconosciamo come materia e come leggi della materia, altro non è se non un’apparizione transitoria, e se in ciò che ora viviamo in connessione con la cristologia, con l’impulso del Cristo, riconosciamo un germe per quel che sussisterà quando la materia e l’energia, così come operano oggi in conformità a certe leggi, più non esisteranno, saranno cosa morta. Vi sono due grandi contrapposizioni. La prima ha origine dalle estreme conseguenze del paganesimo ed è: la materia e l’energia sono imperiture; l’altra ha origine dal cristianesimo ed è: cielo e terra passeranno, ma le mie parole non passeranno (Mt. 24,35). Sono le due più grandi contrapposizioni che possano essere affermate dalla concezione del mondo. La nostra epoca avrebbe tutte le ragioni per non ignorarle confusamente, ma per tendere con animo desto e in tutta serietà verso una concezione del mondo da conquistare affinché, a causa dell’illusione che vede indistruttibili la materia e l’energia, il valore morale dell’uomo e l’impulso cristico nell’evoluzione del mondo non vadano perduti.

Continueremo domani.

_______________________

(*) Nota di Nereo Due esempi che mostrano l’odierna incapacità di distinzione tra logica astratta e logica di realtà: 1° esempio): nasce il “GRETINISMO”: l’attribuzione a cause umane dei cicli climatici provenienti invece dalla naturale precessione solare; in altre parole, l’economicistica politicizzazione di tutto e del contrario di tutto rende lecito che tutto e il contrario di tutto possano essere usati oggi per tartassare con oneri sempre nuovi il cittadino ignaro, ma malato di rimozione del proprio giudizio critico (cfr. il mio video “LA CADUTA DEGLI DEI”); 2° esempio): le clamorose dichiarazioni del prof. Ettore Gotti Tedeschi, ex presidente della banca vaticana (IOR) a proposito della strana morte di David Rossi, capo della comunicazione della banca italiana Monte Paschi di Siena inducono ad una riflessione spregiudicata: nella trasmissione televisiva “Le iene” del 26 marzo 2019, Gotti Tedeschi appare molto cinico nel dire esplicitamente di avere-accettato-l’incarico-di-presidente-a-condizione-di-non-voler-vedere-il-marcio-nello-IOR. Secondo logica astratta il professore può benissimo passare da “onesto cinico”. Non così secondo logica di realtà, dato che un’occupazione dettata da “regole” omertose della “Cupola” o da compromessi illeciti rende iniquo il fine da raggiungere anche se il fine è giusto (il fine non giustifica i mezzi, dato che il mezzo ingiusto rende iniquo il fine giusto): se per mangiare devo accettare la cecità volontaria, il mio livello evolutivo è quello del sopravvivere non dell’essere un’individualità  etica e consapevole (“per i miei istinti e impulsi io sono un uomo come se ne trovano dodici per dozzina; per la particolare forma dell’idea per la quale, entro la dozzina, mi designo come io, sono un individuo”: R. Steiner, “L’idea della libertà” in “La filosofia della libertà, cap. 9°).

Ho descritto solo due esempi di mancanza di discernimento umano, anche se di esempi simili il mondo è pieno. Basta accendere la Tv per accorgersene. Perciò il popolo è detto bue… È infatti  detto “bue” perché nonostante veda i preti pedofili va in piazza S. Pietro o a messa tutte le feste comandate, e  nonostante tutto il marcio che cola dalle borse dei politici, va a votare…