OCOLINGO DOCET

Ocolingo docet

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«Aggredire è un modo per avere contatto (“ad-gradere” cioè andare incontro) con l’altro e se pure non è la risposta adeguata, cioè un contatto sano e protettivo di cui il bambino avrebbe bisogno, è un valido sostituto…».

Cosa? “Aggedire” proverrebbe da “AD-GRADERE”, e pertanto sarebbe un valido sostituto per andare incontro all’altro?

Secondo questa etimologia l’aggredito troverebbe l’aggressione SANA COME un contatto protettivo? Sembra proprio di sì. Ma è un’etimologia aberrata e aberrante. Leggi bene questo pezzo di p. 25 di B. Fabbroni, “Io ho paura. Diari di vita”, Ed. Univ. Romane, Roma 2007. Leggi, leggi!

«D’altra parte aggredire è un modo per avere contatto (ad-gradere cioè andare incontro) con l’altro e se pure non è la risposta adeguata, cioè un contatto sano e protettivo di cui il bambino avrebbe bisogno, è un valido sostituto che tra l’altro sposta la paura (vissuta come elemento scomodo) nell’altro che proverà questa emozione come risposta all’aggressione subita».

Infatti AD-GRADERE non esiste in latino. Esiste tutt’al più GRÀDERE (senza AD e con l’accento sulla A) come seconda persona singolare dell’imperativo presente del verbo “gradi” (da “gradior”) per dire “Vai!”, “Cammina!”, “Avanza!”, “Procedi!”… Ma in “gradior” non c’è alcun riferimento al “gradire”, o all'”avere come cosa gradita”, nel senso di accettare con piacere qualcosa. Perché se mi aggredisci non provo alcun piacere… NON GRADISCO. E tu? Gradisci se ti dò una badilata in testa?

Oggi è il tempo dell’OCOLINGO. «La parola “ocolingo” (duckspeak)», scriveva nel 1948 Orwell nel suo romanzo “1984”, «esprime il limite estremo a cui si vuol far giungere il processo di riduzione linguistica: “ocolingo” è colui che può “articolare il discorso nella laringe stessa, senza chiamare in causa i centri del cervello” (parlare con lo stesso meccanismo con cui l’oca emette i propri versi)» (George Orwell, “1984”, Mondadori, Milano 1967, p. 324).

Ocolinghi sono dunque coloro che parlano come oche o corvi o pappagalli: soggetti umani talmente disabituati all’esperienza del concetto, che quando parlano o scrivono non collegano più le parole usate con i contenuti concettuali evocati.

Di ocolinghi e di ocolinghe oggi è pieno il mondo e sono in costante aumento (si veda per esempio il titolo della tesi seguente di M. Innocenti: “La scarica dell’ad-gradere nei bambini vittime di violenza assistita…“). Ne parlai anni fa in “La Guerra è Pace?” e in “Sull’aggredire gradito all’u-mano” (https://digilander.libero.it/VNereo/la-guerra-e-pace.htm e https://digilander.libero.it/VNereo/sull-aggredire-gradito-all-u-mano.htm).

Oggi le manipolazioni linguistiche in Italia aumentano in modo esponenziale, a causa della schiavizzazione dei “badanti professionali” ai “diversamente abili”. La mancanza di lavoro genera anche questo: se vuoi lavorare fai il corso… (alias: Se vuoi lavorare, paghi).

Hanno infatti la loro scuola di Stato che li seleziona a dovere in base alla loro fede nella kultura di Stato: http://www.centrogdl.org/images/diploma_scuola_quadriennale.pdf
Insomma, peggio di così c’è solo L’INVENZIONE MINISTERIALE dell’OBBLIGO FLESSIBILE. Siamo davvero al TOP, anzi al TROP, del linguaggio insensato…

Oltre alla tesi sopracitata di Monica Innocenti, “La scarica dell’ad-gradere nei bambini…”, ecco altre tesi con altrettante cianfrusaglie linguistiche: M. Francesca Abate, «Il senso “estetico” come anestetico”»; S. Cecchi, “Dante il via-andante”; B. M. Dappiè, «La “devianza” è l’ombra della “viandanza”»; E. Errico Agnello, “Emos-azionarsi per…emos-azionare”; S. Masini, “Trans-Form-Azione”; S. Moreno, “Evoluzione e trans-formazione”; M. Mugnai, “Tras-form (a)-zione”; J. Prebanda, “M’assaggio”; M. Bertilla Girotto, “L’Io… Essere U-Mano” in cui si fa provenire etimologicamente l’umano dalla “mano” presente in “umano”, senza minimamente sospettare che ciò potrebbe valere anche per il caimano.

salame 2O terapeuti dell’aggressione e della Guerra, vi saluto:

il salame è il mio pastore. Non manco di nulla. Salam!