Sul concetto di universalità

Trascrizione del video

Vi leggo alcuni appunti che ho scritto in questi giorni riguardo a questo concetto di universalità, che reputo importante per il tempo di oggi.

Dal 1969 la Luna ha il marchio americano e quindi non si può ascrivere la sua conquista all’universalità del pensare. Ma non è solo questo il motivo della carenza di universalità che viviamo oggi, dato che la conquista della Luna fu una conquista della logica astratta non della logica di realtà: i viaggi dell’uomo nello spazio non sono viaggi reali ma solo viaggi dentro rapporti numerici, e ciò è provato dal fatto che sulla Luna vi è tutt’ora l’impronta di uno scafandro, non di un reale piede umano. Ciò premesso, è da sottolineare che proprio la bandiera dell’astronauta non celebrò l’universale, dato che era la bandiera della tribù di Amstrong. In tal modo l’arcaico sopravvisse e continua a sopravvivere alla modernità.

Dunque l’arcaico si metamorfosa. E si metamorfosò: la logica dell’apparire soppiantò la logica di realtà. E poiché l’atto primitivo del bandierone piantato sulla Luna non avrebbe potuto sventolare a causa di mancanza di atmosfera, lo si era preventivamente preparato da Huston “imbalsamandolo” con del fil di ferro. Quell’atto nascondeva di fatto al mondo perfino l’universalità dell’impresa matematica. Non può né potrà mai esistere infatti una bandiera che celebri l’uomo universale, cioè l’universalità dell’intera umanità in luogo di gruppi o tribù “particolari” in cui l’umanità purtroppo si suddivide ancora.

Io non credo nelle razze. Per questo dico che le tribù non possono generare universalità: nella misura in cui NON rinuncerà al proprio monopolio di conoscenza scientifica e di sviluppo elettronico, l’Occidente non potrà mai avere la possibilità di creare alcuna cultura universale.

In realtà, il compito di creare una cultura universale riguarda, non la conoscenza tecnico-scientifica (così come si presenta oggi in Occidente), bensì la conoscenza scientifico-spirituale (chi non ama la parola “spirito” o “spirituale” legga pure “scientifico-immateriale”): vale a dire, una conoscenza (frutto della più pura tradizione europea) che, pur non coincidendo con quella scientifico-materialistica occidentale né con quella mistico-spiritualistica dei Sufi, per esempio, si mostri in grado, grazie alla propria universalità reale fatta di oggetto percepibile e di connessione concettuale intuibile, di accogliere e integrare entrambe.

Il problema dell’Occidente (e in particolare dell’UE, dell’Unione Europea) sta nel riuscire a superare quel primo e basilare livello di modernità espresso dall’ego (l’ego è la parte inferiore dell’io): vale a dire, dalla coscienza dell’io fondata sullo spazio, e quindi sul corpo. È proprio questo tipo di autocoscienza, infatti, a isolare l’uomo, dividendolo dai propri simili, impedendogli di riconoscerli davvero (e dunque non astrattamente, sentimentalmente o retoricamente) come “fratelli”.

D’altronde nemmeno l’Oriente e il Medioriente possono risolvere questo problema, dato che la coscienza politeistica, animistica e tribale degli arabi pre-islamici non può nemmeno essere paragonata, in alcun modo, a quella dell’individualismo moderno, che nasce nella seconda metà del XV secolo, unitamente all’attività interiore consapevole, e all’ego, fiorendo col Rinascimento, con la Riforma e con l’Illuminismo, e raggiungendo il suo massimo punto di arrivo con l’individualismo etico di Rudolf Steiner nel 19° secolo.

La religione degli arabi al tempo di Maometto era di tipo ancora primitivo. Adoravano molti Dei. A queste divinità erano dedicati parecchi luoghi sacri, dove i devoti si recavano in certe occasioni ad invocarne l’aiuto, a sciogliere voti o a consultare gli oracoli. Oltre a queste associazioni con diversi luoghi o tribù diverse, gli dèi non avevano quasi carattere individuale, né funzioni speciali riservate a ciascuno di essi.

Solo nel 630 trionfò l’Islam col suo unico Dio, perché riuscì a realizzare quello che 360 Dei insediati nella Ka’ba a rappresentare pluralismo e libertà di pensiero e credo, non erano in grado di garantire. Non erano, cioè, in grado di stabilire la rahma (pace). Per l’attuale islamismo la pace esiste soltanto se l’individuo rinuncia ai suoi “ahwa” (plurale di “hawa”), che sono considerati la fonte della discordia e della guerra.

La Jahiliyya è il periodo precedente la missione profetica di Maometto e per i musulmani è l'”ignoranza” circa la rivelazione che Maometto avrebbe avuto l’incarico da Allah di svelare agli uomini mediante il Corano. Questa Jahiliyya, cioè questa ignoranza, aveva visto il regno sfrenato della hawa, del desiderio, e dell’egoismo individuale. L’Islam avrebbe realizzato il contrario: rahma nella comunità al prezzo di sacrificare gli ahwa, i desideri e le passioni individuali. Rahma (pace) in cambio di libertà fu dunque il contratto sociale che la nuova religione propose ai cittadini della Mecca: rinunciare alla libertà di pensiero e sottomettersi al gruppo. Questo è infatti ancora oggi il patto che, secondo loro, condurrebbe alla pace. Ma è una contraddizione, dato che una pace può esistere fra te e me solo se siamo liberi di pensare grazie al nostro intuire INDIVIDUALE, grazie al nostro pensare libero, individuale, autonomo.

Perciò quel “contratto”, secondo quanto dimostra la storia, non è ancora stato in grado di condurre all’uguaglianza ed alla pace. Quindi è impensabile di proporre all’uomo moderno di rinunciare alla sua libertà. Come si può pensare di riportare l’uomo a “obbedire” e “credere” chi ha scelto – come l’uomo occidentale – di “ragionare” e di “pensare”? Non sarebbe il caso, piuttosto, di proporgli di “ragionare” e di “pensare” in modo nuovo e più profondo, così da poter percorrere una via del pensare che gli consenta di scoprire in modo autonomo il fondamento universale della propria umanità, di trasformare la “brama” (l’hawa) in amore, e di far nascere, proprio dal grembo di quella libertà, che nel mondo arabo sembra essere sinonimo di disordine, la pace e la fratellanza? Bisognerebbe chiederselo questo.

Perché non provare allora a superare il “moderno” e arrogante egotismo attraverso una via conoscitiva dell’individualismo etico (categoria di pensiero che è odiata sia dai cattolici che dagli scienziati perché l’uomo è ancora primitivo, cfr. R. Steiner, “La filosofia della libertà”, cap. 9°)? Questo perché è possibile condurre l’immateriale che è nell’uomo all’immateriale che è nel cosmo (l’immateriale che è nell’uomo è dimostrato dal fatto che a tutti piace vedere un bel film: scientificamente noi non vediamo una storia ma dei pixel, quindi significa che quella storia è immateriale; l’immateriale vive in noi come rappresentazione, come concetto, che è il superamento della rappresentazione, come simbolo, ecc.; non potrebbe esistere la vita umana senza la vita immateriale dell’essere umano; l’uomo non è fatto soltanto di cotechini…).

Le democrazie occidentali bisognose di petrolio, i banchieri e i generali occidentali, usciti trionfanti dai conflitti israelo-palestinesi e dal Golfo, continuano ad illudersi di democratizzare il mondo arabo. L’Occidente non potrà mai essere il pioniere dell’affermazione dei valori universali che predica come ad es. la democrazia, o il cristianesimo, o qualsiasi altro valore, che noi siamo arrivati ad amare. Non potrà farlo se per farlo userà le armi. Cioè nono si può prendere un pezzo di Vangelo, o di Corano – fra l’altro Maometto era uno che combatteva con le armi, quindi non si può pensare – e qui incomincia il ragionamento secondo universalità del pensare, che si possa raggiungere la pace ammazzando la gente; quindi anche se troviamo scritto “Io non sono venuto a portare la pace ma sono venuto a portare la spada”, questo va letto, ovviamente, in senso spirituale, in senso immateriale… la guerra interiore… la guerra che deve scindere il sentire dal pensare; noi in realtà crediamo di pensare… in realtà esponiano i nostri sentimenti; questa cosa è una lotta interiore che l’uomo dovrebbe continuamente fare…

Quindi l’Occidente e l’Oriente non potranno mai fare una cosa del genere attraverso le armi. Tutto ciò non potrà realizzarsi se non si “sacrificherà” il proprio egoismo, o il proprio egotismo, cioè un pensare che, oscurando le menti, raggela i cuori a causa dell’avversione per l’intuizione. Perché oggi viviamo in un periodo in cui è vietato intuire! È un grave paradosso oggi affermare dogmi da credere, in sostituzione della sana ragione. Abbiamo ritenuto Einstein un genio, senza nemmeno accorgerci della sua avversione verso la ragione umana. E leggo da quello che ho trovato di Einstein, che diceva: “È pericoloso in fisica usare la sana ragione umana, dato che la Fisica va compresa e non intuita” (Albert Einstein in B. Thüring, “Albert Einsteins Umsturzversuch der Physik und seine inneren Möglichkeiten und Ursachen”, Hanseatische Verlagsanstalt, Hamburg 1940).

E ancora: “[Con l’avvento della mia Teoria della Relatività] ciò che l’uomo considera intuitivo o non intuitivo è cambiato! […] Intendo dire che la Fisica è comprensibile e non intuitiva (Albert Einstein in “Physikalische Zeitschrift”, Vol. 21: “Allgemeine Diskussion ueber Relativitaetstheorie bei Versammlung deutscher Naturforscher und Aerzte”, Bad Nauheim, September 1920). Roba da matti! Questo sarebbe un genio?

Né l’Occidente, né l’Oriente, né il Medioriente riusciranno a imporre il “noi” all'”io” se l'”io” non realizzerà quei valori universali che si limita per ora a “predicare” egotisticamente.

Se l’individualità non troverà il coraggio di promuovere l’universalità intuitiva del pensare, cioè una conoscenza, atta di per sé a promuovere la tecnica morale di cui necessita, dovrà necessariamente evolversi al contrario, diventando sempre più subumana.